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Guerino Galzerano, l’architetto-contadino e le sue costruzioni monumentali di ciottoli a Castelnuovo Cilento

wp224015ff_05Guerino Galzerano nasce il 2 maggio 1922 a Chiusa dei Cerri (piccola contrada di Castelnuovo Cilento) in una famiglia di contadini poveri. Il padre muore quando Guerino ha 4 anni, per cui cresce insieme alla madre e alle quattro sorelle, con poca istruzione e lavorando nei campi.

Tutta la sua vita ‘e costellata di eventi traumatici. Da giovane adulto viene arruolato nell’esercito italiano durante la Seconda Guerra Mondiale e combatte nella battaglia di Montecassino, vivendo in prima persona l’orrore di uno dei campi di battaglia piu’ cruenti di tutta la guerra. E’ un’esperienza che segna profondamente la memoria e la psiche di Guerino. Inoltre, in guerra si ammala di tifo rischiando piu’ volte di morire, al punto che l’estrema unzione gli viene somministrata per ben tre volte.

La malattia e il truama della guerra incidono profondamente sul suo carattere, al punto che al suo ritorno i compaesani lo considerano matto, eccentrico, collerico. Lo trattano con diffidenza e sospetto e ben presto Guerino diventa una vittima di dicerie, maldicenze ed accuse che finiscono per procurargli un primo problema con la giustizia nel 1949. Viene imputato di omicidio di un compaesano, accusa mai provata se non dal fatto che non piange durante il funerale. L’imputazione, comunque, lo costringe a trascorrere 3 anni in carcere.

Una volta uscito dal carcere, lavora alla fornace del paese e nel 1956 si sposa con l’adorata Teresa. Va a vivere con lei a Castelnuovo Cilento nella casa d’origine della madre. Successivamente emigra in Germania per lavorare ed assicurare cosi’ una vita piu’ dignitosa ed agiata alla moglie che rimane in paese.

Nel 1970 si verifica l’episodio che gli cambia definitvamente la vita: il sindaco del paese gli scrive una lettera in cui lo avverte che la moglie lo sta tradendo con un altro uomo. Si tratta di un’accusa forse priva di fondamento, causata dall’invidia o dalla gelosia, ma che comunque ha un risultato catastrofico. Guerino rientra subito in paese e, dopo essersi procurato un fucile, ferisce la madre del presunto amante e uccide un’amica della moglie che lui considera responsabile della storia dell’adulterio. Latitante per alcuni giorni, alla fine si costituisce spontaneamente alle forze dell’ordine.

Durante il periodo di reclusione al manicomio criminale di Aversa, Guerino realizza le sue prime opere per arredare il giardino del carcere, attivita’ che gli consente di ottenere numerose licenze premio. Il lavoro artistico ‘e per lui un’occasione di riscattarsi e di sopravvivere alla vita da recluso. Dice di aver imparato quella tecnica – il mosaico con i ciottoli – in Germania.

Nel 1977 esce dal carcere e torna a vivere a Castelnuovo Cilento. Sopravvive con poco, con una piccola pensione e con i prodotti della coltivazione della poca terra di famiglia. Vive da solo, perche’ dopo il delitto compiuto dal marito, Teresa si trasferisce in Germania senza piu’ ritornare.

Guerino comincia subito a cambiare l’aspetto dei propri spazi a partire dalla sua casa in Via Roma. Riveste completamente i muri con tanti piccoli ciottoli di mare uniti gli uni agli altri che formano un suggestivo mosaico monocromatico. Guerino ‘e ossessionato dal voler ricoprire la sua casa. Non solo la facciata esterna, ma anche le stanze all’interno, trasformandola in una sorta di cava-caverna, con nicchie, cestini, mensole, portabottiglie: tutto viene rivestito di ciottoli e pietrificato, saldamente attaccato al resto dell’ambiente. “Una specie di pelle. Sono come squame fittissime che diventano un manto che ricopre e non lascia passare nulla, come un grande tappeto impermeabile che stringe e contiene il dentro, lo definisce e non permette a niente di passare: ne’ di entrare ne’ di uscire” (Calicelli, 2012:291).

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Dopo la casa interviene sul suo giardino contiguo al castello medievale. Riveste non solo cio’ che gia’ c’era con i ciottoli e con scaglie di pietra, ma anche creando nuovi elementi e nuovi spazi. Realizza imponenti costruzioni composte da archi, portici, colonne, grandi sculture di attrezzi agricoli, tavoli e numerose sedie. “Crea totem di grande effetto visivo, valorizzandone cosi’ la forma inconfondibile e il senso intrinseco, come a voler innalzare un inno al mondo contadino.” (Calicelli, 2012:292). Guerino pone nel giardino enormi attrezzi di pietra, oggetti d’arredo, sedie e poltrone, metafore del riposo e dell’accoglienza. Anche le numerose sedie sono rivestite con i ciottoli. Sul muro esterno, lungo la strada, Guerino inserisce una lastra di marmo e una scritta-mosaico che recitano: “Se distruggono la casa, ricostruitela. Se bruciano il vostro grano, seminatelo.”

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Il vistoso ingresso al giardino si trova in una piazzetta del paese. La grande struttura monumentale si impone in questo piccolo spazio raccolto, circondato da abitazioni private: “dialoga con le tipiche case del borgo, con i panni stesi sotto le finestre, con le chiacchere delle persone e con i profumi delle cucine, conservando tuttavia uno stile indissolubilmente legato al suo costruttore (Calicelli, 2012:292).

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Contemporaneamente, Guerino realizza la sua tomba monumentale al cimitero di Castelnuovo, terminandola nel 1982. Tra le lapidi e le cappelle delle famiglie dei compaesani si distingue chiaramente la sua particolare scultura.

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Dopo la tomba, Guerino lavora alla sua opera piu’ grandiosa, questa volta localizzata in uno spazio isolato, staccato dal paese e dalle sue abitazioni, nel borgo di Santa Caterina, un grande podere di circa 5 mila metri quadrati, di proprieta’ della moglie Teresa. Senza alcun progetto definito, realizza una straordinaria architettura, un enorme castello, originale nelel forme, con un grande arco d’ingresso, colle e sculture, muretti e stanze simili a grotte. Ancora una volta, numerose sedie sono disseminate negli spazi pietrificati, sulle torri e lungo i muri. Alcune immagini sacre che recitano frasi come: “Signore benedici la mia casa”, oppure “Madonna proteggi la nostra casa”, sono incastonate all’interno dei mosaici. Oltre ai ciottoli di mare, utilizza scaglie di marmo. Talvolta accosta due diverse tonalita’ di colore, piu’ chiaro e piu’ scuro, con le quali forma larghe bande contrastanti tra loro. Del grande castello di contrada Santa Caterina sono rimaste solo le rovine e poche costruzioni ancora integre.

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Fino al giorno della sua morte, avvenuta nel borgo di Santa Caterina il 6 luglio 2002, Guerino Galzerano non ha mai smesso di costruire. Non pensava ad altro che alla sua arte.

Purtroppo, oggi le creazioni alle quali Guerino ha lavorato per circa 25 anni, utilizzando un’enorme quantità di ciottoli e scaglie di marmo, versano in un preoccupante stato di degrado, con crolli e destrutturazioni.

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Vedi: il video realizzato da Pino Di Gregorio e Lazzaro Addesso (Aelle) a Castelnuovo (Sa) nel novembre del 1994 con Guerino Galzerano: https://www.youtube.com/watch?v=lqKE4it35z4

Vedi anche Cristina Calicelli, “Castelli Immaginari: Guerino Galzerano, Umberto Bonini, Enrico Capra“, in: Costruttori di Babele, Gabriele Mina, (red), Milano (Elèuthera), 2011.

Cristina Calicelli, Architetture visionarie: Enrico Capra e Guerino Galzerano. Due costruttori a confronto, Revista San Soleil – Estudios de la Imagen, n. 4, 2012, pp. 289-298, http://revista-sanssoleil.com/wp-content/uploads/2012/02/art-cristina-Calicelli.pdf

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