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In Cilento una rivoluzione che viene dal cibo di Daniela Cennamo

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Slow Food è un’associazione senza scopo di lucro fondata nel 1986 da Carlo Petrini come ARCI GOLA Slow Food, nel 1989 diventa Movimento Internazionale di Slow Food, che oggi raccoglie quasi 100.000 soci in 130 paesi del mondo.
Slow Food è nata per difendere il diritto al piacere e operare contro la standardizzazione dei gusti e delle culture, ne “Il manifesto della qualità secondo Slow Food” – Torino 2006 queste finalità, sono state sintetizzate in quello che è un diventato il motto di Slow Food sul cibo: “buono da mangiare”, per le sue qualità organolettiche, ma anche per i valori identitari e affettivi che si porta dietro.

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Pulito perché prodotto in modo ecosostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Giusto perché conforme all’equità sociale durante la produzione e la commercializzazione.
Motto che si basa sul principio che tutti hanno diritto al piacere quindi bisogna difendere le culture, le tradizioni e i saperi che rendono possibile questo piacere favorendone la fruizione collettiva attraverso l’aggregazione in associazione e la realizzazione di eventi pubblici.
Le attività di Slow Food spaziano dal campo dell’educazione alimentare e dal gusto (attraverso l’attivazione dei progetti sul territorio “Orto in condotta” e “Master of Food” ) alla tutela dei territori e della biodiversità e delle Comunità del Cibo (Fondazione Slow Food per la biodiversità onlus e la rete di Terra Madre), attraverso le campagne nazionali (terra madre day, ogm, latte crudo, salviamo il paesaggio..) e i grandi eventi (Salone del gusto, Terra Madre, Slow Fish, Cheese, Slow Food day,…).

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Nel Cilento la condotta è rappresentata da circa 110 soci, l’attività si concentra su due grandi filoni: quello dell’educazione attivando corsi di degustazione, analisi sensoriale, laboratori del gusto su diversi prodotti (olio, vino, birra, formaggio…) e quello della tutela dei prodotti e del territorio con la Fondazione Slow Food per la biodiversità e attivando la rete di Terra Madre.

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La concretizzazione di queste reti passa attraverso la scoperta e il riconoscimento dei nodi rappresentati dai prodotti in via d’estinzione, cioè quei prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni del territorio: i prodotti dell’Arca del Gusto e i prodotti presidi Slow Food.

L’Arca del Gusto, è una raccolta che segnala l’esistenza di questi prodotti, denuncia il rischio che possano scomparire, invita tutti a fare qualcosa per salvaguardarli: a volte serve comprarli e mangiarli, a volte serve raccontarli e sostenere i produttori; in alcuni casi – quando i prodotti sono specie selvatiche a grave rischio di estinzione – è meglio mangiarne meno o non mangiarli affatto, per tutelarli e favorirne la riproduzione. Questi prodotti attualmente nel mondo sono circa 1700 in Italia circa 560 nel Cilento solo 10 (vedi http://www.fondazioneslowfood.it/arca#risultati).

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I Presìdi Slow Food sono quei prodotti per i quali vi è una commercializzazione adottando un disciplinare che tiene conto di quattro obiettivi generali. Eccoli.

soppressata di gioi– Ambientale: salvaguardare la biodiversità e migliorare la sostenibilità delle produzioni. I produttori che partecipano si impegnano a seguire i principi di ecosostenibilità, aderendo a disciplinari di Lotta integrata (come il PRLFI della Regione Campania) o aderendo ad una delle associazioni di agricoltura biologica certificate.

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– Economico: migliorare la remunerazione dei produttori, sviluppando un indotto locale, aumentando l’occupazione.

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– Sociali: migliorare il ruolo sociale dei produttori, rafforzare la loro capacità organizzativa, molto spesso carente in queste zone. Gli agricoltori non sono abituati a fare “rete” a mettersi insieme per discutere e creare sinergie perché storicamente non sono mai stati degli “interlocutori” per chi si occupava di agricoltura in quanto la loro capacità produttiva era molto limitata.

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– Culturali: rafforzamento dell’identità culturale dei produttori e valorizzazione delle zone di produzione.

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I presìdi nel mondo sono circa 430 in Campania 21 di cui 8 nel Cilento (vedi http://www.fondazioneslowfood.it/presidi-italia#risultati). Salvaguardando questi prodotti e chi li produce si salvaguarda un territorio con le proprie piccole produzioni, i propri coltivatori, le proprie tradizioni, mantenendo l’economia là dove serve, non concentrandola nei grandi centri.

Questa è la grande “rivoluzione” di Slow Food a partire dal piacere del cibo per difendere il pianeta con la propria biodiversità.

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Daniela Cennamo ‘e la fiduciaria della Condotta Slow Food del Cilento (Agropoli).

Il presente articolo ‘e stato pubblicato sul n. 10 de Il Paradosso (giugno 2014).

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