Cilento/Musica popolare

Il potere della musica di Tonino Valletta

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Che l’arte in genere, e la musica nello specifico delle mie esperienze dirette, sia stata sempre un fattore di promozione e soprattutto abbia creato i presupposti per l’individuazione di un carattere identitario specifico di un territorio, è un fatto risaputo. Gli esempi da citare sono vari e molteplici e vanno dal tango argentino alla samba e bossa nova brasiliane, dal fado portoghese al flamenco andaluso, dal blues e jazz afro-americano al reggae giamaicano e così via, fino ad arrivare a quell’evoluzione del rock & roll che portò al genere pop e di cui magistrali innovatori furono i “fab four” di Liverpool. È dato certo che in quel periodo i Beatles, con il loro successo planetario, generarono addirittura un sostanziale contributo al pil nazionale britannico.

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Nel corso degli ultimi quindici anni di attività da parte mia, ho avuto modo di focalizzare l’attenzione proprio sui vari aspetti importanti che la musica di un territorio deve avere e rappresentare: il lavoro di ricerca delle sue radici; l’individuazione di un artista, sia esso interprete o compositore; la conseguente creazione di una identità territoriale che riceve forte impulso proprio a seguito del grande potere di comunicazione che la musica o il canto possono rivelare; la determinante capacità promozionale che può generare proprio a favore del territorio stesso.
È necessario anche attuare una seria selezione rispetto alle innumerevoli proposte artistiche che si sono palesate negli ultimi anni, fare una netta distinzione fra amatoriali, opportunisti, mercenari di bassa leva e artisti dotati e meritevoli.

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È importante puntualizzare ciò non perché si intende pensare all’attuazione di un’azione discriminante e persecutoria nei confronti di determinate categorie di personaggi che hanno invaso, a torto o a ragione, il panorama musicale del Cilento, Vallo di Diano, Golfo di Policastro etc., ma perché ad un certo punto s’impone la necessità di agevolare, a vantaggio del territorio, quei soggetti che sono in grado di poter sostenere un discorso professionale, con esperienze importanti, nazionali ed internazionali, sulla scorta anche delle sempre più esigue risorse destinate alla promozione ed alla rivalutazione delle tradizioni musicali autoctone.

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Negli anni scorsi, in nome della sua promozione, il Cilento ha visto transitare enormi flussi di denaro pubblico ma la cui finalità è stata ben altra, e questo a discapito e penalizzando fortemente gli attori principali di tali operazioni, con l’unico risultato di depauperare ulteriormente il territorio, generando spesso sfiducia e delusione fra chi tentava di salvaguardare le poche e preziose risorse umane.
Ciò comunque non ha impedito che si cominciasse a generare una consapevolezza di identità e di appartenenza al territorio, che oltre dalle varie azioni di carattere sociale e politico, è stata prodotta in maniera determinante anche dalla musica e da qualche artista autoctono, diventando naturale anello di congiunzione e di coagulo tra le varie e innumerevoli piccole comunità del territorio.
In tal senso ho potuto constatare con esperienze dirette sul campo, negli innumerevoli concerti da me diretti in tutto il comprensorio cilentano, come ci fosse un forte desiderio di poter affermare una propria identità territoriale, di voler palesare un orgoglio di appartenenza, di mostrare quella forte volontà di riscatto che da anni il territorio aspetta.

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Questo è successo, potrà sembrare banale, grazie a delle canzoni di radici popolari, prima fra tutte quella “cilentana” che riprende il canto a distesa tipico del posto, magistralmente eseguita, mi sia concesso, da Piera Lombardi, l’artista unanimemente riconosciuta come l’ambasciatrice del Cilento nel mondo, in virtù dei suoi innumerevoli concerti tenuti non solo in Italia ma anche all’estero.uso del suo  dialetto nella forma canzone, potrebbe educazione al rispetto del territorio, nella capacità di comunicazione, di promozione e di apertura totale verso il mondo globalizzato.

Un esempio è stato quando, in un concerto in Olanda, al di là delle entusiastiche esternazioni da parte del pubblico, già ammaliato dai ritmi, dalle sonorità e dalle vocalità mediterranee, alla fine dello stesso mi è stato palesato da alcuni spettatori quanto fossero rimasti affascinati dal suono della lingua dialettale nostrana, pur non comprendendo il significato di alcuna parola.
È fra le righe di quanto raccontato, non certo per ostentazione, che bisogna cogliere dei significati importanti per un territorio che ha bisogno di cominciare dalle proprie eccellenze, senza preclusioni per l’esterno, tutt’altro, ma anche con la consapevolezza che non si continui ad usare il nome Cilento per sterili interventi improduttivi.

Il presente articolo ‘e stato pubblicato sul n. 1 de Il Paradosso.

Le fotografie sono di Piera Lombardi

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