Aree Interne Mezzogiorno/Cilento/Sviluppo Locale

No agli squilibri costa-aree interne nel territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni di Adalgiso Amendola

Morigerati (12)Palazzo Baronale

Nel disegno delle politiche per lo sviluppo sostenibile, l’attenzione è in primo luogo alla popolazione, come fondamentale protagonista delle azioni da intraprendere, considerata nella sua interazione con il territorio, cioè con l’ambiente, naturale, culturale, economico e sociale in cui essa opera. L’idea centrale è che il territorio, come la risultante di processi storici, anche di antica memoria, di sovrapposizioni di tradizioni sociali, di forme di organizzazione delle attività economiche e di effetti legati alla sedimentazione di culture di provenienza diversa, sia la principale risorsa da cui partire, e da tenere sempre presente, per la formulazione di qualsiasi intervento per lo sviluppo sostenibile. Una corretta “lettura” del territorio, della sua identità, delle sue vocazioni e delle sue potenzialità è, pertanto, condizione ineludibile per una efficace azione di pianificazione dello sviluppo economico e sociale delle comunità locali.
Nel caso del territorio del PNCVD (Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni), eterogeneità e complessità, ambientale e culturale, ma anche economica e sociale, sono la principale evidenza che emerge dagli studi condotti per l’elaborazione del Piano del Parco e del Piano Pluriennale Economico e Sociale. Rispetto alle altre aree Parco, essa si caratterizza, peraltro, per un livello di antropizzazione diffusa, che favorisce lo sviluppo di una fitta rete di relazioni economiche, sociali, culturali e familiari, spesso organizzate in aggregati di comunità di dimensioni piccole o molto piccole.

popolazione

Il modo nel quale queste reti variamente si organizzano e si distribuiscono sul territorio riflette, non solo la conformazione geografica dei luoghi, ma anche la significativa varietà di modelli storico-culturali, economici e sociali presenti nell’area del Parco. Come mostra la carta degli ambienti economico-sociali omogenei – elaborata con una procedura statistica di classificazione multivariata, su indicatori di diversi aspetti economici e sociali riferiti ai singoli comuni – il territorio del PNCVD appare caratterizzato, infatti, da una notevole eterogeneità morfologica anche sotto il profilo economico e sociale. La complementarietà strategica e la contiguità geografica dei diversi ambienti economico-sociali che caratterizzano le unità comunali dà poi luogo a quelle forme di auto-organizzazione delle relazioni economiche che costituiscono i sistemi locali del lavoro individuabili nel territorio.

carta aree econ omog

Queste diverse realtà locali condividono alcuni significativi elementi di debolezza economico-strutturale:

(i) con poche eccezioni, la varietà di attività produttive presenti nel territorio è meno ricca di quanto sarebbe auspicabile;

(ii) le economie locali dipendono significativamente dall’esterno, in forme diverse per le diverse aree territoriali: trasferimenti pubblici alle famiglie (pensioni di invalidità e di vecchiaia, sussidi variamente attribuibili al reddito agricolo ecc.), produzione di reddito esterna all’area, nei moltissimi casi di pendolarismo, flussi di spesa connessi al movimento turistico stagionale nelle aree costiere;

(iii) vi è una forte differenziazione territoriale della produzione, che, specie nei comuni dell’interno, risulta caratterizzata da pochi tipi di attività produttive, che si riducono, in alcuni casi, ai soli servizi essenziali; ma si rileva anche la presenza di alcuni significativi episodi di specializzazione produttiva, che segnalano una certa vitalità imprenditoriale in alcune aree ed in alcuni comparti di indubbio interesse.

attivit economiche

A questi elementi di debolezza del tessuto economico-produttivo si aggiungono alcuni preoccupanti fenomeni strutturali, di natura economica e sociale, che connotano l’articolazione territoriale del PNCVD:

a. un fenomeno lento e progressivo di redistribuzione della popolazione dalle aree interne alle aree costiere e verso alcuni poli di servizi urbani di gravitazione locale (Agropoli, Vallo della Lucania, Sala Consilina); esso si riflette, in primo luogo sulla densità della popolazione e sulla sua composizione per classi di età: (i) nei comuni costieri la densità media supera i 160 abitanti per km2, più del doppio della media dell’intera area del Parco; (ii) l’età media e l’indice di vecchiaia della popolazione, sono in genere più elevati soprattutto nei comuni situati nel cuore del Parco, con i comuni del Vallo di Diano che si collocano, con qualche eccezione, in una posizione intermedia tra questi ultimi e quelli della fascia costiera;

indice vecchiaia

b. un lento processo di devitalizzazione dei centri storici nelle aree interne, che pure costituiscono un insostituibile patrimonio storico, paesistico e socioculturale da tutelare; effetto dell’impatto della redistribuzione della popolazione sui modelli di sviluppo urbanistico e sulla struttura produttiva, è questo un processo cumulativo, e apparentemente irreversibile, di progressiva perdita di funzioni urbane, che si manifesta attraverso significativi episodi di: (i) delocalizzazione di attività di produzione di servizi, pubblici e privati (esercizi commerciali, scuole, uffici pubblici ecc.); (ii) cessazione di imprese artigiane, la cui attività è, a vario titolo, legata all’agricoltura ed alla fornitura di beni e servizi alle famiglie residenti, (iii) decentramento a valle delle residenze e di alcuni servizi, con il conseguente sviluppo di una fitta e incontrollata rete di insediamenti edilizi nelle aree rurali;

variazione popolazione

c. uno sviluppo urbanistico caotico e disordinato, oltre che lesivo degli equilibri ambientali, nelle aree costiere e in alcuni centri urbani; conseguenza della dissennata politica di sviluppo edilizio nella fascia costiera degli ultimi decenni, esso ha generato un paradossale fenomeno nell’area del PNCVD: gli indici di sviluppo urbanistico si mantengono molto elevati nonostante la diminuzione della popolazione, con una crescente sottoutilizzazione ed un aumento dei costi di manutenzione del patrimonio abitativo.

Questo, molto in sintesi, il quadro strutturale dell’economia del territorio del PNCVD e dei processi in atto. La pianificazione e la programmazione per lo sviluppo sostenibile dei territori di interesse dei Parchi devono ispirarsi ad alcuni principi ai quali riferire azione e modelli di governance. Sul piano della definizione degli obbiettivi strategici, perseguire, non solo la sostenibilità ambientale, ma anche la competitività economica e l’equilibrio e la coesione sociale. Sul piano del metodo, sfuggire dalla “sindrome dell’orizzonte temporale ristretto”, che sembra ormai caratterizzare tutte le scelte politiche nel nostro Paese, e che induce a valutare le politiche guardando solo ai loro effetti di breve periodo, piuttosto che ai cambiamenti strutturali che esse possono innescare nel medio-lungo periodo. In questa ottica, per il territorio del PNCVD ai problemi strutturali indicati si possono associare, in prima approssimazione, tre obiettivi strategici fondamentali per lo sviluppo sostenibile.
Il primo obiettivo strategico riguarda la valorizzazione delle diversità, che costituiscono una specificità non irrilevante del PNCVD. Questo elemento di potenziale debolezza, può costituire invece un valore aggiunto assai rilevante. Ciò a condizione di valorizzare le diversità delle singole aree che compongono il territorio, a partire da una corretta lettura delle loro identità e delle loro risorse, consapevolmente condivisa dalle singole comunità. E’ sulla base di questa idea-forza che diventa possibile selezionare obiettivi e strumenti effettivamente funzionali allo sviluppo sostenibile dei singoli sistemi locali di sviluppo. E’ necessario, tuttavia, che questo sforzo di valorizzazione delle differenze trovi riscontro anche sul piano della comunicazione, sostituendo, se possibile una “estetica della diversità” alla “estetica della omogeneità” che sembra ispirare, in generale ed in contesti assai diversi, le strategie di comunicazione delle aree Parco.

Il secondo obiettivo strategico riguarda la valorizzazione del territorio e delle infrastrutture, finalizzato al recupero ed allo sviluppo di funzioni urbane anche nelle aree interne. La opzione strategica di fondo, proposta già negli strumenti di pianificazione del PNCVD, è incentrata sull’idea chiave della Città del Parco. Ossia sulla opzione per un metodo di riorganizzazione e di governance del territorio e delle relazioni economiche e sociali tra i diversi attori che in esso operano, che, in luogo dello sviluppo per poli punti su un modello di sviluppo a rete. Si tratta, in sostanza, di puntare su un modello di sviluppo a rete di funzioni urbane, distribuite sul territorio e in grado di accrescere le opzioni d’uso per le popolazioni residenti, evitando nel contempo fenomeni di inutile e dannosa urbanizzazione. Essa implica la necessità della costruzione di una “rete urbana” soprattutto tra i piccoli centri delle aree interne, al fine di favorire, attorno a una corretta lettura della “identità dei luoghi” quelle sinergie e quelle economie di agglomerazione di cui i centri, in quanto piccoli, difettano. È una strategia che può avere successo se si punta sui seguenti elementi: (i) decentramento dei servizi e sviluppo di forme innovative di trasmissione delle informazioni ed offerta di servizi, (ii) definizione di perimetri o aree urbane funzionali che abbracciano più comuni o comunità locali, (iii) progettazione, su un tali ambiti, di modelli di organizzazione a rete di funzioni urbane e di servizi.

Il terzo obiettivo strategico riguarda il superamento degli squilibri territoriali tra le zone interne e le aree costiere e tra i poli urbani di attrazione locale ed aree interne. Questi squilibri comportano problemi di gestione del patrimonio naturale, se si pensa al problema del progressivo abbandono delle attività agricole nell’interno ed alla massiccia pressione turistica sull’ambiente lungo le coste, ma anche rischi e problemi di disgregazione dell’ambiente socio-economico e culturale delle singole comunità. Tra le opzioni strategiche: (i) una più rigorosa strategia di difesa e recupero del territorio nelle aree costiere,; (ii) indicazioni di standards e meccanismi di incentivo per la riqualificazione e ristrutturazione della quota di patrimonio edilizio che nelle aree costiere risulta in regola, (iii) riorganizzazione dell’offerta turistica per ridurne la eccessiva stagionalità e ridistribuirne i flussi verso l’interno; (iv) promozione e rilancio, con incentivi e forme di sostegno organizzativo e gestionale, di forme differenziate e diffuse di agriturismo e di alter forme di ospitalità diffusa nelle aree interne.

 

Adalgiso Amendola ‘e professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Universita’ degli Studi di Salerno.

Il presente articolo ‘e stato pubblicato nel n. 2 de Il Paradosso.

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