Aree Interne Mezzogiorno/Cilento/Cilento Lab/Sviluppo Locale/welfare community

Promuovere la costruzione di una welfare community cilentana (1)

 10245300_10152421161249656_763613374941828275_n

Il dibattito sulla misurazione dello sviluppo ha da tempo superato la tradizionale impostazione imperniata sulla misurazione del PIL e ha aperto la sperimentazione a diverse forme di misurazione dello stato complessivo di salute e benessere di una comunità. Il CNEL e l’ISTAT hanno realizzato un primo rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES), sviluppando uno specifico set di indicatori.

Allo stesso tempo, il Piano di Azione Coesione per il Mezzogiorno ha dedicato una specifica attenzione a misure e strategie che coniugano le finalità di sviluppo economico con quelle dello sviluppo civile, come ad esempio i servizi di conciliazione famiglia lavoro, dagli asili nido ai servizi agli anziani, che costituiscono una premessa essenziale per incentivare la partecipazione femminile al mercato del lavoro. E’ certamente questa la sfida del periodo di programmazione 2014-2020 che si sta per aprire e che deve affrontare anche un profondo mutamento dei paradigmi dell’intervento pubblico nell’economia e nella società conseguente alla prolungata crisi dell’economia e della finanza pubblica.

Nel suo insieme, il Cilento presenta i fenomeni tipici delle aree deboli meridionali a vocazione agricola con una struttura demografica sbilanciata verso le classi di età anziane e con una dinamica involutiva della popolazione: la popolazione giovanile sta scomparendo, mentre esplode la popolazione anziana. Una dinamica demografica che rende sempre più problematico conservare il sistema di welfare territoriale, dalle strutture scolastiche per le fasce di età dell’obbligo scolastico, ma anche garantire il sistema socio-sanitario ad una popolazione anziana in continuo aumento, mentre risulta meno problematico il turnover occupazionale dato che la popolazione in età attiva cresce poco.

Un’analisi più approfondita delle caratteristiche rinvenibili all’interno del territorio, però, rivela una distribuzione disomogenea dei fenomeni in essere. In particolare, il Cilento presenta dei differenziali territoriali piuttosto marcati tra la fascia costiera e il territorio interno collinare e montano. Un quadro “a geometria variabile”, dove dal punto di vista socio-economico e delle dinamiche di sviluppo si succedono aree virtuose, aree cerniera e aree tristi. Queste ultime costituiscono contesti territoriali segnati da una situazione di resistenza ai processi di modernizzazione e di innovazione e, coerentemente, contraddistinti da una progressiva perdita di vitalità socio-economica, demografica ed identitaria.

Ne scaturisce l’immagine di un territorio al cui interno coesistono diversi modelli di società e di comunità e, di conseguenza, condizioni e opportunità di vita differenziate. La stessa dotazione della rete territoriale dei servizi collettivi riflette queste differenziazioni. La dotazione di servizi sanitari, ad esempio, è generalmente inadeguata, sia come offerta di prestazioni e servizi ospedalieri, sia riguardo alla disponibilità di prestazioni di carattere ambulatoriale, che solo in parte sono diffuse sul territorio e comunque non sono facilmente accessibili per i residenti dei comuni più interni sprovvisti di tali strutture. Analoghe situazioni si rilevano per i servizi scolastici e le strutture legate alla cultura, socializzazione, svago e tempo libero. Dall’analisi territoriale emerge che la presenza di servizi essenziali è la precondizione per il mantenimento del presidio delle aree interne più marginali, ma che allo stesso tempo esiste un problema per tali aree di economicità ed efficienza nella gestione di tali servizi.

Sul piano amministrativo, 75 comuni cilentani con circa 200 mila abitanti complessivi fanno parte di tre diversi Ambiti socio-sanitari della ASL di Salerno – S/6, S/7 e S/9.

mark mcCarty skin

Dall’analisi dei dati socio-demografici dell’ambito di intervento del Laboratorio per lo Sviluppo Locale che comprende circa 148 mila abitanti distribuiti in 65 comuni emerge un territorio che, appunto, include aree virtuose, cerniera e tristi: accanto a consistenti processi di crescita demografica dei comuni più grandi e della costa, si scorgono processi di forte spopolamento e di invecchiamento della popolazione in buona parte dei comuni più interni. Negli ultimi anni, infatti, l’aumento della popolazione ha caratterizzato soprattutto i centri più grandi dotati di servizi urbani di gravitazione locale come Agropoli, Ascea, Camerota, Casal Velino, Castellabate, Centola, Sapri e Vallo della Lucania, mentre nei piccoli centri dell’entroterra si è assistito ad uno spopolamento, la cui intensità aumenta mano a mano che ci si allontana da questi poli e dalla linea costiera. Una delle caratteristiche più evidenti della popolazione dell’ambito, infatti, è l’asimmetria delle dimensioni dei comuni e degli andamenti demografici dei comuni più grandi rispetto ai piccoli centri.

L’asimmetria tra i comuni dell’ambito territoriale non riguarda la sola numerosità della popolazione, ma anche la composizione della stessa. Nei comuni di più ampie dimensioni la percentuale di popolazione dei minori, degli adulti e degli anziani è distribuita in modo più o meno omogeneo, anche se con una presenza significativa di anziani sul totale della popolazione. Nei comuni di piccole dimensioni e, in generale, in tutti quelli più interni, invece, non solo si assiste ad una percentuale di popolazione anziana più alta rispetto alla media dell’ambito, ma questa si accompagna quasi sempre ad una più bassa percentuale di popolazione minorile.

I minori di 18 anni sono circa 23.300 e rappresentano il 15,7% della popolazione dell’ambito, un valore in diminuzione (nel 2006 i minori erano il 16,5% della popolazione dell’ambito), mentre le persone della fascia d’età da 65 anni e oltre sono circa 32.800 pari al 22,1% della popolazione complessiva (che è in linea con quella italiana, ma è nettamente superiore rispetto al 16% della Regione Campania). L’indice di vecchiaia (over 64 sul totale della popolazione) risulta pari al 22,1%, quindi più alto dell’indice di vecchiaia della popolazione italiana che è pari a 20,8% e di  quello della Regione Campania che è pari a 16,8%. Se analizziamo l’oscillazione che tale indice subisce tra un comune e l’altro dell’ambito è possibile rilevare la presenza di comuni, per lo più di grandi dimensioni, come Agropoli, Castelnuovo, Celle di Bulgheria, Omignano, San Giovanni a Piro, Torchiara, Torraca e Vallo della Lucania, che hanno un indice di vecchiaia più basso rispetto alla media nazionale e comuni, per lo più dell’interno, come Campora, Casaletto Spartano, Felitto, Gioi Cilento, Laurino, Laureana, , Magliano Vetere, Orria, Piaggine, Sacco, San Mauro la Bruca, Stella Cilento e Valle dell’Angelo che hanno un indice di vecchiaia sensibilmente più alto rispetto a quello nazionale. Rispetto ai dati regionali, invece, tutti i comuni presentano un indice di vecchiaia più alto. Una eccezione è rappresentata dal comune di Novi Velia che ha l’indice di vecchiaia (13,3%) più basso di tutti i comuni appartenenti all’ambito e addirittura più basso della Regione Campania. In generale, possiamo dire che rispetto alla intera popolazione dell’ambito, l’alto indice di vecchiaia, in rapporto alla popolazione, è dovuto ad un numero limitato di nascite e contestualmente alla “longevità”, della popolazione dei paesi interni, dove numerosi sono i grandi anziani (ultra 90enni).

Non è un caso, quindi, che nell’Ambito socio-sanitario 7 della ASL di Salerno la popolazione non autosufficiente (persone anziane o persone con disabilità certificata, che presentano problematicità multidimensionali, sia di competenza sanitaria che sociale) risulti composta al 54% di anziani (ultra 65enni) e al 46% di persone con disabilità. I minori di 18 anni non autosufficienti sono il 9% della popolazione non autosufficiente registrata e gli adulti (tra I 18 ed i 65 anni) sono il 37%. Complessivamente, il grado di invalidità risulta essere molto alto e tra gli invalidi più dell’ 85% ha una invalidità pari al 100%. Solo il 44% di non autosufficienti ha un supporto adeguato da parte della rete familiare, per il 9% la rete familiare è totalmente assente, mentre per il 47% la presenza della rete familiare è parziale.

Per lo più coloro che hanno un adeguato supporto della rete familiare non sono anziani, ma minori e adulti. Soprattutto nei piccoli centri, le persone con disabilità (fisica e psichica) “sfuggono” ai servizi socio-assistenziali, comunque carenti e poco strutturati per quanto riguarda assistenza, supporto domiciliare e residenzialità, a causa dei pregiudizi e vergogne sociali espresse dalle famiglie ove gli stessi risiedono. Nei piccoli centri la quantità di famiglie “volontariamente” isolate a causa di forti pregiudizi rispetto alla disabilità fisica e psichica è significativamente più alta rispetto ai comuni più popolati.

Joan Moss

Particolarmente difficile è la situazione dei giovani in condizione di disagio relazionale, psichico e fisico, che si trovano spesso a vivere un forte senso di marginalità e solitudine, in una condizione di esclusione (in alcuni casi di vero e proprio confinamento in casa) e di bassi livelli di istruzione, a causa sia delle carenze dei servizi sociali territoriali sia dei pregiudizi delle loro stesse famiglie e del contesto sociale nei confronti della loro condizione di diversità.

Relativamente al bisogno occupazionale da parte dei soggetti affetti da patologie psichiatriche, anche lievi e ben compensate, e dei giovani diversamente abili si registra una assenza di strutture, progetti e/o servizi che acuisce e amplifica la sofferenza di una mancata integrazione occupazionale e/o lavorativa soprattutto di chi parte da uno svantaggio fisico e/o psichico. Non ci sono reti territoriali tra imprese profit e non, istituzioni, famiglie, associazioni, etc., che possano favorire l’occupabilità di persone svantaggiate.

Si stanno aggravando le problematiche di assistenza a persone anziane nell’ambito domiciliare e la solitudine degli anziani che spesse volte, sia per impedimenti fisici e a volte anche per impedimenti strutturali delle loro abitazioni (mancanza di ascensori, abitazioni vecchie costruite in luoghi difficilmente accessibili, con scale, etc.), sono costretti a stare in casa perdendo così anche la possibilità di una sana vita di relazione con l’ambiente di riferimento. Soprattutto nei piccoli centri abitati, la popolazione anziana vive ancora nei borghi storici, in campagna e/o in situazioni di isolamento poiché legata affettivamente alla casa dove spesso è nata, cresciuta e dove desidera morire. Questo avviene seppure l’ambiente domestico presenta delle notevoli difficoltà, come ad esempio case prive di impianti di riscaldamento, arroccate su se stesse o con scalinate ripide, di frequente l’anziano non si sente di abbandonarla, salvo ovviamente gravi complicazioni di salute.

Se nella realtà dei paesi risulta essere molto attiva la rete parentale allargata e quella amicale (massimamente nei centri più piccoli) e quindi la condizione degli anziani trova supporto, nelle situazioni di dispersione abitativa è sempre più frequente che la quotidianità dell’anziano entri in crisi e ne sia subito compromessa l’autonomia, per mancanza di supporti minimi ed essenziali. A questo proposito, si rileva che la popolazione anziana (ultra 65enne), al di là delle sue specificità legate alle patologie di tipo sanitario prevalenti (cardiovascolari, ictus, patologie oncologiche, Alzheimer), di fatto “confina” con quella disabile, proprio per il rischio altissimo di perdita di autonomia e autosufficienza.

Al fine di sopperire a questa istanza appare urgente potenziare ed estendere l’implementazione di servizi/interventi di assistenza domiciliare, atti a sostenere le capacità residue e la permanenza dell’anziano presso il proprio domicilio (non ospedalizzazione/ istituzionalizzazione), garantendone qualità della vita e sicurezza. Questo anche in considerazione del fatto che sta crescendo il numero delle famiglie mono-personali e si assiste al progressivo venir meno delle reti familiari come elemento di sostegno nelle situazioni di disagio. Sono pertanto necessari nuovi compiti di cura e una nuova organizzazione dell’offerta dei servizi socio-sanitari.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...