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Riconvertire il settore turistico in un distretto green dell’accoglienza (1)

 

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Si deve al Comitato Statistico dell’ONU del marzo 1993 l’identificazione oggi accettata di turismo: “il turismo identifica l’attività delle persone che per diletto, affari o per qualsiasi altro motivo viaggino e soggiornino in un luogo al di fuori del loro ambito abituale e per la durata minore di un anno”. Questa definizione è stata fatta propria dalla Commissione Europea e approvata dal Consiglio d’Europa, confermata dalla Deliberazione del Parlamento Europeo del 18.02.2001. Di conseguenza, è la decisione di acquisto da parte del turista che attiva il mercato. Non esiste, cioè, un settore economico chiamato turismo, ma una industria ricettiva che è parte di un sistema di accoglienza a gestione privato-pubblica, organizzato in sistema, fortemente tributario per tutti gli altri servizi e che utilizza beni pubblici. E ciò innesta una responsabilità dei poteri pubblici nella promozione/controllo dell’offerta turistica del territorio e presuppone che tra gli interessi locali ci siano solidarietà e integrazioni operative: che si faccia sistema, che si faccia rete, che si fissino degli standard di arrivo e di risultato.

Il turista, dunque, “compra” la sua temporanea fruizione di un territorio specifico, se e in quanto i gestori del territorio hanno organizzato le condizioni affinché questo proponga occasioni di conoscenza, di benessere, di curiosità, di emozioni, di socializzazione, di incontro, di avventura. Queste occasioni vanno perciò individuate, riconosciute, organizzate e, periodicamente, verificate nel gradimento e sottoposte a un check-up per essere rimesse a punto. Infatti, se il turismo è fruizione di un territorio, offerto sul mercato per venire negoziato, allora esso è sottoposto alle dinamiche del mercato, alla concorrenza, al gusto del consumatore, con tutto quello che ciò comporta.

Nessun territorio può ritenere di riuscire a gestire un’offerta di qualità a molti livelli, mirata a molti target di consumatori, perché questa ambizione genera confusioni, conflitti e un uso distorto delle risorse rispetto alle specificità che il territorio, nel rispetto della sua vocazione, può proporre. Bisogna fare delle scelte, partendo dalla lettura del territorio, dalla valutazione delle risorse endogene e dall’inventario di quanto è necessario per poterle valorizzare.

In questa prospettiva, “turismo” sono i prodotti che il territorio vende in loco a consumatori esterni, temporaneamente presenti sul territorio stesso. Questi consumatori, di lingue e culture diverse, sono destinati a crescere, perché la mobilità è una conquista sociale ed il suo uso a fini di conoscenza, ricreazione, riposo, etc., è un diritto.

L’offerta turistica può essere configurata come integrazione di funzioni diverse, mentre il “prodotto” turistico può essere definito come opportunità e capacità di realizzare una integrazione fra le caratteristiche proprie del territorio e le abilità imprenditoriali locali.

Le caratteristiche proprie del territorio sono i fattori da cui dipende la funzione di attrazione di una località, le caratteristiche paesaggistiche, naturalistiche, ricreative o culturali in genere offerte nel complesso dal luogo di visita. In questo senso, il valore del prodotto turistico è legato tanto alla sua unicità ambientale, culturale, alla sua specifica configurazione paesaggistica, alle condizioni climatiche, quanto alla presenza di tradizioni – anche gastronomiche -, alla produzione artigianale tipica, alla disponibilità puntuale di emergenze naturalistiche e di richiami specifici.

Le abilità imprenditoriali locali, invece, rimandano alla dotazione di servizi e alla capacità di accoglienza: condizioni indispensabili per la realizzazione del viaggio, del soggiorno o della vacanza. Se, infatti, è solo a partire dal territorio che il prodotto turistico acquisisce ricchezza e complessità, e soprattutto acquisisce quelle connotazioni specifiche che ad esso conferiscono carattere di unicità e irripetibilità, si può altrettanto dire che l’offerta turistica presuppone cinque elementi da cui è impossibile prescindere: l’accessibilità, la ricettività, l’accoglienza, gli eventi e l’idea forza. Se il prodotto turistico è un prodotto eminentemente territoriale, localistico, l’esperienza turistica, o la fruizione/consumo di tale prodotto, implica il coinvolgimento – esplicito o implicito, diretto o indiretto – dei cinque elementi richiamati:

  • la dotazione di infrastrutture di medio raggio che consentano una facile accessibilità della località (localizzazione logistica, raggiungibilità dai bacini di origine dei turisti e sua gestione);
  • la presenza di strutture residenziali o di ospitalità a carattere complementare che assicurino appropriati livelli di ricettività;
  • l’organizzazione di servizi di base a livello territoriale (ad esempio, la gestione dei rifiuti, la depurazione delle acque, la viabilità e i trasporti locali; i servizi sanitari, sociali, informativi, …), atti a garantire la fruibilità, l’attrattività e vivibilità (qualità della vita) del luogo in termini di accoglienza, nell’accezione più ampia della qualità del sistema territoriale (qualità degli enti locali, del servizio ferroviario, del paesaggio e dell’ambiente, etc.);
  • la creazione e la promozione di eventi culturali e occasioni di loisir adeguati;
  • un’idea forza, un’identità territoriale, condivisa, sulle risorse endogene valorizzabili in modo sostenibile, che costituisca punto di coordinamento ideativo e organizzativo, nonché di immagine.
  • In altri termini, si tratta di confezionare e offrire un prodotto informato da una cultura sistemica, che a partire da specifiche connotazioni territoriali coinvolga però una pluralità di attori implicando, conseguentemente, comportamenti organizzativi e una logica di concertazione e condivisione sulle strategie di sviluppo e promozione.
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