Cilento/Cilento Lab/Sviluppo Locale

Le piste di lavoro di CILENTO LAB

Obiettivo di CILENTO LAB è accompagnare gli attori territoriali in un percorso di valorizzazione delle risorse locali e di rafforzamento delle filiere produttive in chiave green, cioè incorporando quelle parole come sostenibilità, limite, biodiversità e beni comuni che sono alla base del nuovo ciclo economico. Un “cambiamento” che può poggiare sullo spirito di adattamento e sulla creatività delle imprese, ma che richiede pratiche sociali, stili di vita e modelli d’impresa e di consumo diversi da quelli finora praticati. Da una parte, come adattamento delle economie produttive di piccola e piccolissima impresa sul lato della compatibilità ambientale delle produzioni, di un’innovazione leggera dei processi produttivi e del “design” dei prodotti, dell’efficientamento energetico. Dall’altra, come evoluzione dell’abitare il territorio in termini di incremento dei livelli di benessere, di dotazione di servizi di welfare community, di equità ridistributiva della ricchezza prodotta.

gioioMarco-Mugnai-gioiaSulla base dell’attività di ricognizione territoriale condotta nei mesi di settembre ed ottobre nel corso della quale sono stati interpellati 70 attori qualificati del territorio,  CILENTO LAB mette in campo attività coerenti ed integrate per perseguire cinque piste di lavoro tese a promuovere:

1. la costruzione di un sistema agro-alimentare di qualità, capace di dar luogo a redditi remunerativi ed a prodotti competitivi sul mercato, affrontando i temi delle specializzazioni di nicchia, dell’agricoltura irrigua e asciutta, del biologico, del biodinamico, della qualità delle produzioni identitarie (olio, vino, fico, castagna, legumi, ortaggi, formaggi, salumi e più in generale i prodotti della “dieta mediterranea” e della ricchissima biodiversità cilentana) da realizzarsi attraverso un percorso di accompagnamento degli imprenditori agricoli ed agro-alimentari, con un’attività di animazione, di diffusione dell’informazione e della conoscenza, di formazione, di sperimentazione operativa e di consulenza imprenditoriale (soprattutto per gli aspetti gestionali, di certificazione e commercializzazione dei prodotti);

2. una riconversione del settore turistico in un distretto green dell’accoglienza, intimamente collegato all’idea del “buon vivere” e non più solo all’offerta della vacanza “sole-mare” low-cost, promuovendo la capacità di “fare sistema”, di fare rete, di fissare degli standard di qualità condivisi (ad esempio, arrivando a prevedere l’utilizzo di materie prime locali certificate nella ristorazione) e di formare una adeguata “massa critica” di risorse e servizi che conferiscano all’area territoriale cilentana riconoscibilità e facile individuabilità e che possano contribuire alla riduzione della stagionalità e dei forti squilibri esistenti tra la linea costiera e le aree interne collinari e montane;

3. il rafforzamento del tessuto artigianale e della piccola impresa manifatturiera, operando per aggregare i produttori in modo da aumentare la loro massa critica e, contestualmente, generare e diffondere quelle competenze dell’economia dei servizi (logistica, marketing, credito e finanza, formazione manageriale e professionale, creatività,….) che sono sempre più alla base del processo di generazione di valore economico e che possono consentire un rafforzamento delle aziende attraverso il miglioramento della loro struttura organizzativa, funzionale ed operativa, superando quegli elementi di criticità che ne condizionano negativamente il percorso evolutivo;

4. l’utilizzo delle energie rinnovabili in linea con il modello della generazione distribuita dell’energia elettrica, dell’efficientamento energetico, della mobilità sostenibile, della bio-edilizia e della strategia rifiuti zero, attraverso la promozione sia di nuove iniziative imprenditoriali sia della cittadinanza attiva e della cultura dei beni comuni;

5. una welfare community cilentana attraverso una riorganizzazione dei servizi pubblici e privati e, soprattutto, un potenziamento delle forme di auto-organizzazione territoriale e sociale che facciano perno sul tessuto intermedio della “comunità di cura” (insegnanti, medici di base, assistenti sociali, operatori delle organizzazioni del terzo settore, etc.).

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