Aree Interne Mezzogiorno/Cilento/Sviluppo Locale

Promuovere un cambio di strada

A sei anni dall’avvio della grande crisi economica nazionale ed internazionale, le già difficili condizioni socio-economiche in cui versava il territorio cilentano si sono pesantemente aggravate, soprattutto nel corso degli ultimi due anni. Oggi, agli occhi di un osservatore esterno, il Cilento sembra vivere una condizione di degrado che ostacola la formazione di ogni ipotesi di futuro.

DSCN7051

 

In realtà, si tratta di una visione parziale che, vissuta dall’interno sul piano dell’esperienza concreta e quotidiana, suggerisce alla comunità cilentana un’alternativa fondata sull’assunzione di responsabilità collettiva da parte dei leader e degli attori territoriali (amministratori locali, imprenditori, tecnici, responsabili delle organizzazioni del terzo settore, operatori sociali, gestori delle reti e dei servizi, cittadinanza), una strada lungo la quale riavviare e gestire il processo di modernizzazione economica, sociale e culturale per passare dalla mera sopravvivenza o, addirittura, dalla tendenza al declino, all’autosostenibilità consapevole e di lungo periodo.
La sfida che attende il Cilento, infatti, non si gioca più solo sul piano della capacità di drenare risorse finanziarie pubbliche, ma soprattutto sul terreno del posizionamento, sulla capacità di rompere i vincoli delle marginalità vecchie e nuove e di allargare e rafforzare la sua base produttiva, sociale e demografica.
Il Cilento, infatti, è oggi un’area a bassissima densità demografica (soprattutto quanto più ci si allontana dalla fascia costiera), con una popolazione insediata prevalentemente in piccoli paesi che vive di un’economia di autoconsumo, magra e autarchica, fatta di trasferimenti di reddito dall’esterno alle famiglie (stipendi pubblici, pensioni di invalidità e di vecchiaia, sussidi variamente attribuibili al reddito agricolo, rimesse, etc.), nonché di flussi di spesa connessi al movimento turistico stagionale nelle aree costiere, e che dispone di scarse risorse finanziarie e materiali (ma con una quota rilevante – almeno il 25% – di economia sommersa, legata al lavoro nero e all’evasione fiscale), anche se sul piano della coesione sociale alcuni valori forti tengono (l’amicizia, l’ospitalità, uno stile di relazione conviviale che non si trova in città, fenomeni delinquenziali estremamente ridotti, etc.).
Il sistema produttivo cilentano presenta caratteristiche di scarsa evoluzione, elementare organizzazione, scarsa propensione innovativa e pressoché inesistente integrazione tra i comparti produttivi che fanno sì che gran parte del Cilento possa essere assimilato alle “aree interne” più depresse del Mezzogiorno (le “aree dell’osso” definite da Rossi Doria e dalla Svimez negli anni 1950-60). Il settore agricolo conserva un peso notevole in ragione della debolezza delle attività alternative. L’edilizia ha un peso rilevante, ma è anche il settore maggiormente investito dalla crisi economica generale. Per contro, il terziario, pur esprimendo la quota prevalente di occupazione (soprattutto grazie al peso degli impieghi nel settore pubblico), è rivolto quasi esclusivamente al soddisfacimento dei bisogni primari della popolazione locale e di un flusso turistico non particolarmente qualificato e concentrato quasi esclusivamente nei mesi estivi. La carenza di “capitale relazionale” è una delle principali ragioni del debole sviluppo locale del territorio e si manifesta in forma di scarsa “tendenza all’associazione”.
Occorre aprire una nuova fase, modificando anche la visione che lega il brand territoriale al territorio turistico e orientare l’attrattività del territorio ad una nuova residenzialità e non solo ai turisti.
Se il Cilento non è in grado di trattenere in loco le sue giovani generazioni e se non diventa residenza di nuovi cilentani – invertendo l’attuale drammatico trend dello spopolamento e devitalizzazione dei paesi di alta collina e dell’interno legato soprattutto alla forte emigrazione dei giovani e dei “giovani adulti” (con la conseguente “perdita di cervelli”) – è destinato alla marginalità e al declino.
Questo implica sia un rinnovamento ed allargamento della base produttiva, e quindi dell’occupazione, sia una drastica riorganizzazione e riqualificazione della dotazione della rete territoriale dei servizi collettivi.
Per questi motivi, la comunità cilentana deve dimostrare di essere in grado di cambiare passo e strada, individuando degli obiettivi ed elaborando strategie condivise di ampio respiro da perseguire con un impegno collettivo di medio-lungo periodo. Questo vuol dire lavorare insieme per il cambiamento, che è prima di tutto di tipo culturale, perchè in gioco c’è il futuro e la sopravvivenza dell’economia, dell’occupazione (anche qualificata), delle forme di convivenza e di coesione sociale, e il grande tema di uno sviluppo territoriale sostenibile.
Una trasformazione del contesto locale che richiama alla responsabilità sociale da parte dei leader e degli attori territoriali nei confronti del proprio territorio e all’assunzione di un ruolo attivo nel processo di modernizzazione delle proprio territorio. In assenza di questa assunzione di leadership, il territorio proseguirà nel suo lento, costante e progressivo degrado con il rischio di compromettere definitivamente qualsiasi ipotesi di futuro.
Paradossalmente, la crisi presente può essere un’opportunità per un riposizionamento, per cambiare la prospettiva con cui si guardano le cose, per una rottura di alcuni schemi culturali consolidati a cominciare da quello che equipara l’agricoltura alla condizione della miseria.
E’ attraverso l’azione del Laboratorio per lo Sviluppo Locale che la Fondazione Alario, seguendo il percorso già individuato da Ubaldo Scassellati tra i primi anni ’90 e il 2006, intende aprire un discorso, diventare interlocutore ed accompagnare la “comunità operosa” cilentana dei piccoli e micro imprenditori, dei sindaci dei piccoli comuni e degli altri attori sociali del territorio in questo percorso difficile e complesso di cambiamento.
Oggi, il Cilento vive un vuoto politico, culturale, tecnico ed amministrativo che il Laboratorio per lo Sviluppo Locale intende contribuire a riempire con una cultura e delle competenze progettuali ed organizzative che siano in grado di supportare elaborazioni strategiche di lungo respiro tese a promuovere l’avvio di un processo di modernizzazione economica, sociale e culturale del territorio. Il Laboratorio per lo Sviluppo Locale avrà una forte vocazione al territorio e, pertanto, dovrà essere capace di:
• realizzare una lettura puntuale del territorio, delle sue risorse, dei suoi fabbisogni e delle sue potenzialità, concentrandosi su iniziative di verifica, animazione, progettazione ed accompagnamento delle principali opportunità di sviluppo endogeno;
• produrre capitale sociale e promuovere il cambiamento culturale, perché in grado di rapportarsi, collaborare e muoversi in rete con la “comunità operosa” cilentana, mettendo in relazione differenti competenze, passioni e professionalità, valorizzando ed accompagnando le pratiche positive.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...